Nella seconda lezione vedremo come l’epigenetica sia troppo spesso interpretata, riduttivamente ed erroneamente, come una parte (tutto sommato secondaria) della genetica molecolare, mentre si tratta di una disciplina scientifica a parte, che studia come le informazioni e le sollecitazioni provenienti dall’ambiente, in particolare nelle prime fasi della vita, inducano nelle diverse popolazioni cellulari continue modifiche del genoma, inteso come sistema molecolare complesso e fluido (al contrario del DNA che rappresenta una sorta di database specie-specifico e muta poco nel corso della vita) e come queste modifiche “epigenetiche” determinino variazioni del nostro fenotipo sia in ambito fisiologico (adattativo/predittive), che patologico (reattivo/dis-adattative). In questa luce l’intero sviluppo embrio-fetale e in particolare lo sviluppo del sistema psico-neuro-immuno-endocrino andrebbe interpretato in chiave essenzialmente epigenetica e i primi 1000 giorni di vita dovrebbero essere finalmente riconosciuti come i più importanti della nostra vita individuale (sia sul piano biologico, che neuropsichico). Cercheremo, in particolare, di mostrare in che senso e in che misura lo sviluppo delle reti neuronali (oggi si parla anche di connettoma) che rappresentano fin dei conti la vera essenza della nostra individualità psico-neuro-biologica non sia codificata nel DNA, ma sia il portato delle interazioni continue tra le informazioni provenienti dall’ambiente e l’assetto epigenetico che si va delineando nei miliardi di neuroni che formano la corteccia cerebrale e che a sua volta si esprime in reti neuronali di immensa complessità, plasticità e variabilità.
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