Scegliere non è soltanto raggiungere un traguardo, ma compiere un atto profondo di consapevolezza e di libertà. È da questa idea che è partita la mattinata del 6 ottobre 2026 al Teatro Verdi di Padova, dove la Prof.ssa Daniela Lucangeli è salita sul palco per la seconda edizione del progetto “L’arte di saper scegliere”.
L’iniziativa, promossa dalla Camera di Commercio di Padova in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, ha trasformato il teatro in un grande laboratorio di orientamento, di cura e di crescita emotiva.
La sala era gremita da quasi 400 persone, in un clima di partecipazione intergenerazionale davvero speciale. Accanto ai docenti e alle classi degli istituti padovani Calvi, Scalcerle, Selvatico e Valle, in platea sedevano anche molti genitori e nonni. Una presenza che ha reso visibile una verità semplice: l’orientamento dei ragazzi non è una questione individuale, è un percorso che stringe in un abbraccio l’intera comunità educante.
Nel suo intervento, la Prof.ssa Lucangeli ha ribaltato i canoni tradizionali dell’orientamento, sciogliendo l’ansia della “scelta perfetta” per rimettere al centro il benessere dello studente. Scegliere fa paura, ha spiegato, perché viviamo in una società che colpevolizza lo sbaglio. Per questo ha voluto rassicurare i ragazzi: l’errore non è un fallimento, è una tappa naturale e necessaria dell’apprendimento e della crescita. Sbagliare rotta permette di conoscersi meglio, di correggersi e di sviluppare una resilienza autentica.
Ha poi sottolineato l’importanza di scegliere liberamente, non per compiacere le aspettative degli altri o per paura di deludere gli adulti, bensì imparando ad ascoltare i propri talenti e i propri desideri più profondi. Solo così la paura del futuro può trasformarsi in energia costruttiva e in curiosità.
Il cuore della mattinata è stato il momento del confronto. I giovani hanno risposto con entusiasmo e con un interesse straordinario, animando il dibattito con moltissime domande. Con grande sincerità hanno portato le proprie vulnerabilità, interrogando la professoressa sul blocco emotivo legato alla paura di sbagliare e sulla pressione di dover compiere “la scelta giusta al primo colpo”.
Un dialogo profondo e senza filtri, che ha confermato quanto le nuove generazioni abbiano bisogno di una scuola e di una famiglia capaci di offrire spazi di ascolto protetti, dove l’errore venga accolto come alleato del talento e mai come una condanna.