Ricerca-Azione
Studiare • Capire • Aiutare

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Credere nel potenziale umano

È possibile Credere al Potenziale Umano
come Fine della Scienza Servizievole?

Saper trasformare le vulnerabilità in potenzialità

Come trasformare
le nostre Vulnerabilità in Risorse?

Crescere

Come si superano le Difficoltà del Crescere?
Nostre e dei nostri figli

Troveremo assieme risposta a queste e ad altre domande grazie alle ricerche che stiamo conducendo.

Le nostre Ricerche in essere

Referente

Martina Pedron (Polo Apprendimento)

Sintesi

I Disturbi Specifici di Apprendimento interessano alcune specifiche abilità dell’apprendimento scolastico, in un contesto di funzionamento intellettivo adeguato all’età anagrafica. Con il termine “disturbo specifico dell’apprendimento” (DSA), in inglese Learning Disability (L. D.), ci si riferisce ad un insieme piuttosto eterogeneo di disturbi. Questi sono caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione degli apprendimenti, dovuti ad anomalie del sistema nervoso centrale (SNC), a cui possono associarsi problematiche nella regolazione del comportamento, nella percezione e nell’interazione sociale, che però di per sé non costituiscono un disturbo specifico dell’apprendimento. Questa definizione piuttosto sommaria è stata poi approfondita dalla Consensus Conference nel 2007 e successivamente nel 2011, da cui sono state elaborate delle linee guida specifiche per la diagnosi clinica.

Recenti evidenze sperimentali suggeriscono come la resistenza al trattamento sia la metodologia migliore per distinguere la condizione di difficoltà da quella di disturbo.

Gli studenti con disturbo possono incrementare le loro abilità e competenze, ma data la base neuro-funzionale del disturbo, per modificarlo, sfruttando la plasticità cerebrale, saranno richieste esercitazioni o attività mirate, con una certa frequenza e durata, e i risultati del lavoro arriveranno in maniera più lenta e graduata (Lucangeli, 2012). Approfondire questo settore di ricerca significa per noi sperimentare e verificare l’efficacia di una rigorosa metodologia di intervento applicabile nel trattamento delle difficoltà e dei disturbi specifici dell’apprendimento. Le competenze dei ricercatori si uniscono alle competenze dei clinici così da costruire una sinergia e un ponte tra gli esiti della ricerca e la loro applicazione. L’importanza di ampliare le conoscenze in merito alle strategie e alle tecniche di indagine diagnostica in quest’area specifica è fondamentale per permettere agli studenti con DSA il facile raggiungimento di un successo scolastico. Lo scopo del progetto è quello di attivare una ricerca che permetta di studiare gli strumenti per superare le difficoltà nelle abilità di base per l’apprendimento, necessario per la trasmissione dei contenuti proposti durante lo sviluppo sin dai primi anni. Guardare allo sviluppo  dei  DSA  nel  corso  degli  anni  è  utile  anche per  indagare  meglio  i  disturbi  in adolescenza  ed  in età  adulta e  per  riuscire  ad individuare  meglio  i  fattori  di  rischio  precoci,  al  fine  di mettere in atto programmi di prevenzione. Poiché i disturbi specifici dell’apprendimento si manifestano in forme diverse, e anche la gravità con cui si presentano può essere differente, obiettivo delle future ricerche è approfondire le origini neurobiologiche, la loro matrice evolutiva, gli interventi mirati per il riconoscimento precoce e il miglioramento attraverso interventi mirati. Oggetto di studio saranno le modalità sulle quali si orientano le future ricerche per i soggetti che presentano DSA che avranno l’obiettivo di ridurre al minimo le conseguenze e gli effetti negativi sullo sviluppo psicosociale del bambino. viene posta particolare attenzione all’’importanza non solo dei fattori individuali ma anche di  quelli  ambientali:  il coinvolgimento di realtà esterne, la creazione di  occasioni di apprendimento sociale  e collaborativo possono portare ad ottimi risultati (Cornoldi , 2007).

Referenti

Silvia Benavides (UniPD), Anna Maria Re (UniTO), Martina Pedron (Polo Apprendimento)

Sintesi

Ad oggi in letteratura non troviamo una descrizione univoca del profilo del “bambino gifted” ma sappiamo che le sue sorprendenti abilità non sempre corrispondono ad uno sviluppo generale (cognitivo, biologico e sociale) che procede in maniera armonica. Allo stesso tempo la letteratura riconosce che in ambito scolastico i gifted possono presentare difficoltà nell’apprendimento, infatti, nonostante l’elevato potenziale intellettivo, non riescono a conformarsi alla rigida impostazione della didattica proposta per la maggior parte degli studenti. La letteratura clinica suggerisce che caratteristiche associate alla giftedness come l’elevata sensibilità, l’intensità, l’eccitabilità intellettiva, emozionale e immaginativa possono costituire reali fattori di rischio per lo sviluppo di problematiche emotivo-comportamentali (Carrie, 2011; Shahzad & Begume, 2010). Le strategie educative per guidare il percorso didattico dei bambini, considerati ad alto funzionamento, si propongono di soddisfare la grande e continua richiesta di stimolazione nei loro ambiti d’interesse, questo presuppone un notevole impegno nella quotidianità della realtà scolastica portando con sé concrete difficoltà. Il N.A.G.C. stima che circa 3 milioni di bambini in età scolare ‒ circa il 5/6 % di tutti gli studenti ‒ possono essere accademicamente dotati. Questi bambini- e/o ragazzi vengono spesso considerati nel mondo scolastico come soggetti iperattivi o svogliati, e questa prospettiva spesso causa in loro stessi un’assenza di motivazione che può portare ad abbandonare la frequenza scolastica. Queste sono solo alcune delle criticità che hanno inevitabili conseguenze sullo sviluppo scolastico ma anche emotivo e sociale del bambino. Appare dunque rilevante aiutare la scuola nella scelta e nell’attivazione di una didattica personalizzata al fine di garantire la valorizzazione del loro talento. Allo stesso tempo nei nostri progetti vogliamo permettere ai clinici di avere una visione più chiara e completa in merito al profilo di funzionamento cognitivo e neurologico dei bambini gifted. Numerosi gli studi e le ricerche che hanno dimostrato che individui dotati, se non identificati e opportunamente supportati, possono incontrare problemi di adattamento rispetto ai loro coetanei non gifted, queste problematiche possono acuirsi o consolidarsi in particolare durante l’adolescenza e l’età adulta (Neihart, 2002). Il progetto propone l’osservazione di un quadro completo che consideri le implicazioni e le caratteristiche neuropsicologiche, e le sue conseguenze positive e negative, nello sviluppo armonico del bambino. Questo permette la possibilità di valutare gli strumenti adatti per riconoscere il potenziale della condizione del bambino gifted. Altro obiettivo del progetto è quello di verificare l’efficacia di una didattica personalizzati e di uno strumento specifico, per l’insegnante, per il riconoscimento del bambino talentuoso in classe. L’obiettivo dell’educazione degli individui ad alto potenziale dovrebbe, dunque, essere quello di sostenerli nello sviluppo della loro eccezionalità, o talento, al fine di massimizzare il loro contributo alla società di appartenenza (Subotnik, Olszewski Kubilius & Worrel, 20).

Referenti

Francesco Sella (Università di Loughborough)

Silvia Benavides (UniPD), Annamaria Porru (UniPD), Natalia Reoyo Serrano (UniPD)

Sintesi

Il progetto ha come obiettivo la valutazione della competenza numerica. Quest’ultima sappiamo avere delle componenti innate che ci permettono fin da piccoli di operare e manipolare le numerosità (Butterworth, 1999, 2005), partendo dalla consapevolezza che nasciamo predisposti all’intelligenza numerica e verbale in ugual modo (Lucangeli, 2003). La natura fornisce un nucleo di capacità per classificare piccoli insiemi di oggetti nei termini delle loro numerosità, per capacità più avanzate abbiamo bisogno dell’apprendimento e dell’educazione, ossia di acquisire gli strumenti concettuali forniti dal contesto culturale in cui viviamo (Butterworth,1999; LeFevrer, 2010). Gli strumenti di screening e valutazione precoce diventano quindi fondamentali per individuare tempestivamente eventuali difficoltà, in modo da intervenire in quel momento di massima plasticità che la letteratura scientifica riconosce nella prima infanzia (Panisi, Burgio, 2018). Analizzare i processi cognitivi che regolano lo sviluppo di queste capacità in relazione all’età di riferimento, offre un quadro più completo sulla valutazione delle competenze tipiche e atipiche, al fine di costruire un intervento strategico di potenziamento delle abilità matematiche. Il progetto propone la creazione di due nuovi strumenti per la valutazione dell’intelligenza numerica nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Questi avranno un fine educativo in quanto nascono dall’esigenza di guidare lo sviluppo spontaneo già dai primi anni. La presente ricerca si propone di valutare le abilità numeriche sia con test in carta e matita ma anche di verificarle attraverso dei compiti online al fine di indagare la relazione tra diverse capacità numeriche (es. conteggio e semantica). Lo scopo del progetto è quello di indagare lo sviluppo delle abilità numeriche e come evolve la capacità di comprensione dei principi generali di numeri e quantità, così da ispirare metodologie didattiche adatte alle caratteristiche della crescita dei nostri bimbi. Un ulteriore aspetto che ci motiva è la realtà del paradosso dell’intelligenza matematica: la prima che si sviluppa nel bambino, l’ultima a essere presa in considerazione da operatori e famiglie (Lucangeli, 2003).

Referenti

Irene Leo (UniPD), Maja Roch (UniPD), Annamaria Porru (UniPD),

Sintesi

La Pandemia COVID-19 ha costretto molti paesi a chiudere le scuole nell’ambito di una politica di allontanamento fisico per rallentare la trasmissione e alleviare l’onere per i sistemi sanitari. Possiamo ipotizzare che queste chiusure scolastiche stiano influenzando l’istruzione dell’80% dei bambini in tutto il mondo. Il fatto che le scuole siano chiuse per un lungo periodo di tempo potrebbe avere conseguenze sia sugli apprendimenti ma anche sulle condizioni di Benessere dei bambini e delle insegnanti nei prossimi mesi. Il rientro nelle scuole è ricco di nuove regole e nuovi comportamenti da adottare per salvaguardare la salute di tutti. Ricordiamo che per benessere secondo la Costituzione OMS (1946) si intende “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”. Per questo più che mai in questo periodo storico si rende necessario salvaguardare tutti e tre gli aspetti che rientrano nella sfera del benessere, garantendo inoltre ai nostri studenti il diritto di Studio e Salute che anche la Costituzione Italiana garantisce. L’obiettivo della presente ricerca è indagare la percezione e l’effetto che il rientro a scuola di Settembre sta avendo nelle routine quotidiane scolastiche. Obiettivo secondario è quello di indagare e identificare le possibili difficoltà e criticità del periodo al fine di strutturare interventi precoci di aiuto e formazione per le insegnanti. A tal fine sarà inviato un questionario apposito alle insegnanti.

Le nostre Ricerche in avvio